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November 20, 2013
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Spagna: 12 km di filo spinato e barriere per contenere il sogno europeo

Source: El Diario  Category: Borders
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Spagna: 12 km di filo spinato e barriere per contenere il sogno europeo

La tripla barriera che separa la città autonoma di Melilla dal Marocco.

Descriviamo ciascuno dei rischiosi ostacoli che un immigrato incontra ogni volta che tenta di oltrepassare la triplice recinzione, alta sei metri, che separa Melilla ed il Marocco.

La barriera di Melilla è di fatto una recinzione metallica, una barriera fisica che separa il Marocco e la Città spagnola di Melilla, il cui unico scopo è quello di impedire l’immigrazione clandestina.

È stata realizzata in filo di acciaio, con un costo iniziale pari a circa 33 milioni di euro.
La sua costruzione iniziò nel 1998, prima con un unico recinto ed infine con due barriere parallele alte 3 metri, che raggiunsero i 6 metri nel 2005, dopo la cosiddetta “Crisi della barricata”.
Nel 2007, viene aggiunto un terzo ostacolo alto 3 metri, noto come “Sirga tridimensional” (“Alzaia tridimensionale”).

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Vista della barriera di Melilla dal lato marocchino. Foto: J.Blasco de Avellaneda

Queste barriere di metallo, che si estendono per circa 12 km, non sono il confine reale tra la Spagna ed il Marocco. Sono state costruite su un terreno lungo la strada spagnola ML -300, conosciuta come “ la circonvallazione”.

Dal Marocco, una persona che vuole entrare a Melilla, prima di arrivare alle barriere di metallo, deve attraversare la tangenziale, una doppia recinzione di filo spinato, un fosso profondo due metri e largo quattro, ed infine, una zona sorvegliata che è piena di forze di sicurezza ausiliari e di checkpoint.

Una volta di fronte ad essa, la barriera è costituita da un gigantesco recinto alto circa 7 metri, inclinato fino a 10 gradi dal lato del Marocco, con filo spinato o lame in basso e griglie anti-scalata a metà altezza. La parte superiore è sormontata da reggette in acciaio che impediscono il supporto di scale e che rendono la recinzione instabile e difficile da superare.

Se qualcuno riesce a superare la prima barriera, prima di raggiungere la seconda recinzione alta 6 metri, deve attraversare l’Alzaia tridimensionale: una rete di cavi di acciaio, ancorati a diverse altezze, che vanno da 1 a 3 metri, e che si flettono quando vengono calpestate, proibendo così il passaggio e rendendo l’uso di scale ed il posizionamento di coperte impossibile.

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Vista dell’Alzaia tridimensionale della barriera di Melilla, conosciuta come “la terza barriera”. Foto: J.Blasco de Avellaneda

A tali barriere fisiche bisogna aggiungerne altre di tipo tecnologico, come ad esempio: il dispositivo di allarme preventivo che si attiva quando qualcuno si appoggia sulla parte esterna della recinzione; il sistema di riflettori accecanti, che si attiva in contemporanea all’allarme esterno; il sistema di telecamere mobili, che si concentrano automaticamente sul punto in cui viene rilevato il movimento; le luci ed il suono delle sirene, per segnalare visivamente ed acusticamente il punto in cui viene rilevato un movimento sospetto; il sistema di acqua pressurizzata al peperoncino che, pur rimanendo installato, non è mai stato utilizzato poiché è in grado di causare gravi lesioni se spruzzato contro persone esauste e, in molti casi, con malattie respiratorie.

Una volta superata la barriera, l’immigrato incontra gli elicotteri della Polizia e della Guardia Civil, le torrette di vigilanza, installate ogni 500 metri, e le pattuglie di vigilanza che circolano sulla strada perimetrale, con l’ausilio di visori notturni e termici.

Un muro che dovrebbe essere praticamente impossibile da superare, ma che è costantemente scavalcato da coloro che fuggono la povertà e lottano per sopravvivere.

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