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February 15, 2014
February 15, 2014

Grecia: Sull’ aumento dei suicidi, intervista con Stelios Stylianidis

Translator: duolingo
Source: TVXS  Categories: Dialogues, On the crisis
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Grecia: Sull’ aumento dei suicidi, intervista con Stelios Stylianidis

Qui di seguito potete trovare alcuni estratti dall’intervista con Stelios Stylianidis, professore di Psichiatria Sociale, e dati sui suicidi legati alle difficoltà economiche in Grecia, ma anche informazioni da altri paesi dell’Europa meridionale che sono stati colpiti dalla crisi finanziaria.

Per l’intera intervista in greco visitare TVXS

È un mito o verità che i suicidi sono aumentati drasticamente nel nostro paese dopo la crisi?

Il modo in cui l’epidemiologia psichiatrica affronta scientificamente la questione dei suicidi differisce dalla rappresentazione quantitativa nei media. Recenti indagini in Grecia (Giotakos et al., 2011, Economou et al., 2011, Madianos et al., 2011, Stuckler et al., 2009) mostrano che vi è una forte connessione tra la disoccupazione e l’aumentata azione omicida e suicida. In numeri assoluti, secondo i servizi statistici greci, è documentato che dal 2007 al 2009, un periodo durante il quale la crisi è iniziata, c’è stato un aumento del 19% dei suicidi.

In confronto alla media europea e secondo i dati del 2011, il tasso di suicidi ogni 100.000 abitanti, è, per la Grecia : 4,4 mentre per la Spagna, nel 2012, 7,6 e 8,5 per il Portogallo. In Spagna, in particolare, si nota un aumento dell’11% dal 2011 al 2012 .

4 osservazioni supplementari completano la risposta alla tua domanda:

a) Abbiamo una crescita impressionante del 36% dei tentativi di suicidio dal 2009 al 2011 e una relazione statisticamente significativa tra difficoltà economiche (povertà, disoccupazione, incapacità di trovare le risorse finanziarie per la sopravvivenza) e il tasso di suicidi della popolazione complessiva.

b) Nel nostro paese, a causa di credenze religiose e della cultura del cristianesimo ortodosso (così come i suicidi “indiretti” causati nel contesto di incidenti stradali), c’è una forte prevenzione contro le famiglie che dichiarano il suicidio come causa di una morte improvvisa di uno dei loro membri (perchè non si è in grado di tenere una cerimonia religiosa).

c) Le richieste di aiuto psicologico che le linee di assistenza telefonica ricevono per la depressione e i suicidi sono aumentate negli ultimi anni in media del 27% (UMHRI, 2010).

d) Inoltre, secondo Stuckler (2009), a livello europeo, un aumento dell’1% del tasso di disoccupazione è associato ad un aumento del 0,79% dei suicidi, in età inferiore a 65 anni e ogni incremento del 3% della disoccupazione è associato ad un aumento del 4,45% dei suicidi.

Questo riguarda tutto il sud europeo ed i paesi colpiti dalla crisi?

L’aumento dei suicidi comprende i paesi dell’Europa meridionale: Spagna e Portogallo registrano un aumento dell’ 8-11% dal 2011 alla fine del 2012, mentre, purtroppo, attualmente non esistono fonti affidabili per l’Italia, a livello nazionale, solo a livello regionale, ad esempio in Lombardia, che indicano una tendenza al rialzo sia nei suicidi che nei tentativi di suicidio. Ma siamo in grado di sostenere, in modo documentato, che in tutti i paesi del sud vi è un aumento di depressione grave, che è associata con la disoccupazione, la povertà e le difficoltà economiche.

In Grecia, per esempio, è definito dal 3,3% del 2008 al 8,2% nel 2011. Stimiamo, fatta salva l’applicazione della successiva ricerca epidemiologica a livello nazionale, che l’attuale tasso di maggior disturbo depressivo nella popolazione generale, potrebbe superare il 12%, in relazione alla tendenza epidemiologica identificata in precedenti indagini.

In conclusione, gravi disturbi mentali, in particolare la depressione, sono un grave problema di salute pubblica, in un momento in cui i bilanci per rafforzare i servizi sanitari pubblici e il welfare sono drasticamente ridotti in tutti i paesi del sud. I dati riguardanti i bambini e gli adolescenti sono un altro importante questione degli interventi di sanità pubblica e di prevenzione: vale la pena ricordare che i tentativi di suicidio degli adolescenti sono aumentati del 20% negli ultimi 4 anni (Anagnostopoulos & Soumaki, 2013), i casi di abbandono scolastico precoce sono aumentati del 25%, i casi di bullismo scolastico del 22% e i gravi conflitti familiari, legati alla crisi della famiglia, che riguardano i bambini sono aumentati del 51%.

Qual è il profilo di chi crolla sotto il peso dei problemi o della stagnazione?

I fattori che riducono la resistenza degli individui dipendono in primo luogo dalla struttura esistente della propria personalità e sono, quindi, individuali. Tuttavia, i fattori di rischio che determinano la vulnerabilità e riducono la resistenza del profilo di qualcuno, in mezzo alla crisi economica e sociale, sono l’esperienza di umiliazione, vergogna, sconfitta o la mancanza di qualsiasi prospettiva o speranza che le cose possono cambiare in un prossimo futuro (Kendler et al., 2003).

Inoltre, attraverso osservazioni empiriche, nel contesto di una ricerca qualitativa condotta nel centro di Atene (Stylianidis et al., 2011), la crisi economica e la mancanza di speranza, la disconnessione sociale e l’allentamento dei legami sociali può trasformare un normale processo di afflizione in depressione clinica. La rabbia e la collera per il drammatico cambiamento di status economico e sociale degli individui possono essere convertite sia in rabbia cieca, rivestita con la retorica anti-sistemica (vedi l’esempio di Golden Dawn (Alba Dorata) e il rafforzamento dell’ideologia nazista), o in un impulso autodistruttivo, nell’auto- incriminazione e passività verso tutto ciò che sta intorno.

L’ età e il sesso giocano un qualche ruolo?

C’è un aumento dei suicidi tra gli uomini quasi triplo che tra le donne, mentre recenti studi epidemiologici mostrano l’inizio di una parificazione del tasso di depressione tra uomini e donne, che fino a poco tempo fa era di 1 a 3. E ‘ovvio che le età produttive (18-65) sono le più colpite dalla disoccupazione e dalle difficoltà economiche.

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